
Il dispositivo Ma classe au cinéma costituisce il primo programma di educazione artistica e culturale attraverso il cinema in Francia. Sostenuto congiuntamente dal ministero dell’Istruzione nazionale e dal ministero della Cultura, propone agli studenti dalla scuola materna al liceo di scoprire opere in sala, accompagnate da un lavoro pedagogico in classe. Dall’inizio dell’anno scolastico 2023, sono stati avviati diversi aggiustamenti per ampliare la sua portata e rivedere il suo funzionamento.
Governance e finanziamento di Ma classe au cinéma: una gestione frammentata
Ciò che distingue Ma classe au cinéma dalla maggior parte dei progetti di educazione nazionale è la complessità della sua governance. Il dispositivo si basa su un partenariato tra strutture nazionali (CNC, ministeri) e coordinatori territoriali (DRAC, rettorati, associazioni locali). Ogni territorio organizza la propria programmazione, le proprie formazioni e il proprio calendario di iscrizione.
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Il rapporto di Édouard Geffray, consegnato il 15 maggio 2025 ai ministri dell’Istruzione nazionale e della Cultura, descrive un finanziamento frammentato soggetto a fluttuazioni. Le fonti di finanziamento provengono sia da crediti statali, da enti locali e talvolta da contributi delle stesse istituzioni scolastiche. Questa dispersione rende difficile il monitoraggio del bilancio e crea disparità da un dipartimento all’altro.
Per approfondire gli obiettivi e il quadro generale del dispositivo, il programma Ma Classe 2023 su EtudiActiv dettaglia le modalità di accesso in base ai livelli scolastici e alle accademie.
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D’altra parte, questa architettura decentralizzata presenta un vantaggio: consente di adattare la selezione dei film alle realtà locali. Una scuola rurale senza una sala cinematografica nelle vicinanze non beneficia delle stesse condizioni di un istituto parigino. I coordinatori locali svolgono un ruolo di mediatore tra gli insegnanti, gli esercenti delle sale e i distributori.

Attività pedagogiche in classe: cosa il rapporto Geffray raccomanda di cambiare
Il rapporto del 2025 evidenzia un limite ricorrente del programma: il lavoro in classe prima e dopo la proiezione rimane disuguale. Alcuni insegnanti dispongono di dossier pedagogici completi, altri si trovano con poche risorse utilizzabili per preparare i loro studenti alla scoperta di un film.
Le raccomandazioni del rapporto vanno nella direzione di un programma ibrido. L’idea è di articolare tre momenti distinti:
- Il tempo in sala, che rimane il cuore del dispositivo: la proiezione di opere scelte per la loro qualità artistica e la loro accessibilità in base all’età degli studenti
- Il lavoro in classe, con sequenze pedagogiche strutturate (analisi dell’immagine, scrittura, dibattito) per ancorare l’uscita negli apprendimenti scolastici
- Un volet digitale complementare, con risorse online che consentono agli insegnanti di prolungare il lavoro sul film dopo la proiezione
Questa articolazione in tre momenti non è nuova nel suo principio, ma la sua attuazione concreta dipende in gran parte dalle risorse di formazione degli insegnanti. Il rapporto segnala un modello di formazione indebolito: i tempi di formazione dedicati all’educazione all’immagine sono diminuiti in diverse accademie negli ultimi anni.
L’autocensura degli insegnanti, un rischio identificato
Il rapporto Geffray menziona un fenomeno meno visibile: insegnanti che rinunciano a iscrivere la loro classe al programma per paura di reazioni negative sulla scelta dei film. Questo rischio di autocensura, legato al contesto di tensioni attorno a determinati contenuti culturali in ambito scolastico, costituisce una minaccia diretta per la diversità delle opere proposte.
I dati disponibili non consentono di misurare l’ampiezza esatta di questo fenomeno. I feedback sul campo divergono su questo punto a seconda delle accademie e dei livelli (primaria o secondaria). Il rapporto raccomanda un accompagnamento rafforzato degli insegnanti per garantire le loro scelte pedagogiche.
Frequenza del dispositivo Ma classe au cinéma: un calo alle scuole medie
Il volet “Ma classe au cinéma” copre tre declinazioni storiche: École et cinéma (primo grado), Collège au cinéma e Lycéens et apprentis au cinéma. Le tendenze di frequenza non sono uniformi.
Il rapporto Geffray descrive un’evoluzione contrastante che non riesce a nascondere un calo sostanziale alle scuole medie. Il primo grado mantiene una partecipazione relativamente stabile, sostenuta dall’abitudine delle uscite scolastiche nella scuola primaria. Al liceo, il dispositivo raggiunge un pubblico più ristretto ma spesso motivato.
Alle scuole medie, la situazione è diversa. Le restrizioni di orario, la concorrenza con altri progetti scolastici e la difficoltà logistica delle uscite per istituti di grandi dimensioni ostacolano le iscrizioni. La sicurezza degli spostamenti e l’organizzazione dei viaggi scolastici influenzano anche la decisione delle squadre pedagogiche.
L’obiettivo di una generalizzazione progressiva
Il rapporto fissa un obiettivo: generalizzare l’educazione all’immagine a tutti gli studenti facendo leva su Ma classe au cinéma come leva principale. Questa ambizione implica la risoluzione dei problemi di finanziamento, formazione e coordinamento tra gli attori nazionali e territoriali.
Il ruolo del dispositivo nei programmi ufficiali rimane qualificato come “latente” dal rapporto. In altre parole, l’educazione al cinema non è assente dai testi, ma non beneficia di un inquadramento orario o disciplinare vincolante. Gli insegnanti che se ne occupano lo fanno su base volontaria, il che limita meccanicamente la portata del programma.

Ma classe au cinéma all’estero: il caso italiano
Il dispositivo non si limita al territorio nazionale. L’Istituto francese in Italia ha avviato da diversi anni una versione internazionale di Ma classe au cinéma, incentrata sul cinema francofono. Nel 2024-2025, più di 4.000 studenti italiani hanno partecipato alle proiezioni in tutto il paese.
Questo volet internazionale funziona in modo diverso: i film sono proiettati in versione originale sottotitolata, e l’accompagnamento pedagogico integra un obiettivo linguistico oltre all’educazione artistica. Le scuole iscritte beneficiano di formazioni specifiche per gli insegnanti di francese lingua straniera.
Il programma Ma classe au cinéma, nella sua versione 2023 e nelle sue recenti evoluzioni, rimane un dispositivo ambizioso la cui riuscita dipende meno dai suoi obiettivi dichiarati che dalla capacità degli attori locali di tradurli in pratica. Il rapporto Geffray pone un diagnostico lucido, ma le risorse concrete per rispondere a queste sfide rimangono da confermare nei prossimi arbitrati di bilancio.